Rohtko e noi

La mostra di Rothko alla Fondation Vuitton a Parigi crea connessioni potenti con le opere dell'artista e tra le persone nelle sale.

Parigi, una trasferta per scoprire le opere dell’artista Josèfa Ntjam frutto della residenza artistica presso Jade, una delle aziende nell’orbita di LVMH Métiers d’Art (sul sito di L’Officiel Italia la full story). Essere in città in una giornata di sole ti rimette in pace col mondo, anche se è appena giunta la lettera in cui Dries Van Noten annuncia che quella di giugno sarà la sua ultima sfilata, dopo di che lascerà ad altri la direzione creativa del suo brand.

Per controbilanciare il trauma, la Fondation Louis Vuitton è un’ottima soluzione. Quando ci vado, provo sempre un sentimento di fierezza, alla faccia di chi taccia la moda di incosistenza, perché non credo esista un modo migliore di investire i profitti di borse, scarpe e vestiti.

Fino al 2 aprile 2024 è visitabile la monumentale mostra dedicata al pittore russo naturalizzato americano Mark Rohtko, morto suicida nel 1970 dopo aver dedicato la vita a raccontare tormenti ed emozioni attraverso una pittura fatta di quasi solo colore.

Se le persone vogliono esperienze sacre, qui le troveranno. Se vogliono esperienze profane, troveranno anche quelle.

Mark Rothko

L’arte per me è un piacere istintivo, mi mancano le competenze per dissertarne seriamente. Le opere però le sento, mi parlano in un linguaggio viscerale e quelle di Rothko hanno tantissimo da dire, anche se all’apparenza sembrano solo pennellate piatte.

Man mano che mi inoltro nelle sale mi accorgo che non sono soltanto i dipinti a emozionarmi. Nell’astrazione delle sue cromie le sagome di noi visitatori diventano protagoniste e mi ritrovo a contemplarle tanto quanto le opere.

Forse è successo anche ad altri, mi è sembrato che tutti ci muovessimo nello spazio con un’attenzione inimmaginabile altrove, come se Rohtko in qualche modo ci guidasse attraverso i toni chiari, quelli accesi, quelli irrimediabilmente cupi che lo hanno accompagnato verso la morte.

Non c’è spiegazione logica, però quelle tele hanno acuito i miei sensi, mi sono posta in una condizione di maggiore ascolto dell’artista, di me stessa e degli altri. Ho sentito forte la connessione tra le persone, chi come me visitava la mostra e chi invece lì stava lavorando.

Ho avuto l’urgenza di salutare i sorveglianti, volevo dimostrare loro di essere ben consapevole della loro presenza, che non si considerassero degli invisibili. «Bonjour», ho detto a una signora al piano terra. Al terzo piano, mi è sembrato fosse ancora lei, ne dubbio, ho ridetto buongiono e lei mi ha risposto: «Di nuovo buongiorno a lei, ci siamo salutate sotto, poi mi hanno fatta salire qui». È stato bellissimo, due sconosciute che si riconoscono.

All’ingresso una coppia ci aveva chiesto aiuto per una foto: volevano essere ritratti insieme di fronte al cartellone. Più che il romanticismo, mi ha colpito l’entusiasmo di due uomini, felici come bambini nell’essere lì. Li ho incrociati più volte durante il percorso, ho deciso lì per lì di voler regalare loro una foto di fronte all’evidentemente amatissimo Rothko. Ci ho provato un paio di volte, poi ecco lo scatto giusto. Ho avvicinato uno di loro, ho spiegato di averli immortalati in contemplazione e mi sono offerta di mandarglielo. Avrei fatto lo stesso in un’altra occasione? Mi sarei trattenuta, temendo di passare per stalker, in quel momento invece tutti e tre abbiamo vissuto con naturalezza la cosa: un piccolo gesto di gentilezza verso il mondo. E poi dicono che l’arte non serve.

Cristina Manfredi
Cristina Manfredi

Sono una giornalista di moda e mi puoi leggere su Vanity Fair, Marie Claire, L'Officiel, Style Magazine del Corriere della Sera, F, Affari & Finanza di La Repubblica. Prima di entrare nel mondo del giornalismo, ho lavorato per grandi realtà del settore. La mia passione per il vintage mi ha anche portata, agli inizi degli anni 2000 a partecipare a un allora pionieristico progetto di upcycling. Sono anche docente IED - Istituto Europeo di Design dove insegno Fashion Journalism nei corsi Master.

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