È quasi domenica / Desideri ardenti

Sembra il titolo di un film di Rocco Siffredi, ma in realtà è il pensiero che dovremmo avere ogni giorno su ciò che vogliamo da noi stessi

Mannaggia, cominciamo male. Ho appena lanciato la mia nuova rubrica, È quasi domenica, e ho già saltato un’uscita. Avrei dovuto pubblicare la nuova puntata il sabato pre-pasquale e invece ho bigiato. Ho delle ottime ragioni per averlo fatto che riassumerei con un sempre valido Carpe diem, ovvero cogli l’attimo in cui quella santa di tua sorella, con il suo altrettanto santo marito, decide di regalarti un venerdì per aiutarti ad appendere lampadari, fissare scalda-salviette, consegnare mobiletti avuti in dono dalla generosissima Bianca (grazie Bianca!!!) e portarne via un altro che ora condurrà una bucolica vita nella nostra casetta di campagna.

Il sabato, avrei potuto scrivere di sabato, ma l’invito inaspettato di un amico che non vedevo da tempo mi ha di nuovo distolta. Ci sono momenti in cui è bello scombussolarsi tutti i programmi, uscire dalla mostra di Cézanne e Renoir a Palazzo Reale, camminare senza meta, cenare con gin & tonic e patatine, farsi un giro di tango con uno dei ballerini del cuore e finire a comprare tonno in scatola nel cuore della notte in un supermercato aperto 24/7.

Dato che non puoi uscire di lunedì con un È quasi domenica, Pasquetta l’ho passata a pranzo da cugini deliziosi, ho visitato al pelo la mostra che le Gallerie d’Italia hanno dedicato a Giovanni Battista Moroni e poi mi sono fatta un bel giretto in bici con tappa all’abbazia di Chiaravalle dove ho comprato un abito di lino turchese nel mercatino dell’usato che serve a sostenere il complesso monacale.

La sera avevo appuntamento su Zoom con due creature fantastiche, Rob & Gary, gli sciamani che proprio un anno fa mi hanno guidata in un’esperienza profondissima coi funghi magici in Canada. Ogni volta che ci vediamo, anche solo in video, mi viene il buon umore e l’altra sera non ha fatto eccezione anche quando, sul finale della conversazione, hanno sganciato una bomba.

«Per ottenere quello che vuoi dalla vita, devi capire qual è il tuo desiderio ardente». Non fatevi ingannare, questa non è la solita frase fricchettona. I due fondatori di The Journeymen Collective sono un esempio di pragmatismo, integrità e dedizione alla ricerca interiore. Da quel momento la Grande Cagasotto che è in me ha iniziato a dimenarsi.

Seriamente, provate a domandarvi qual è il vostro desiderio ardente e ditemi se non vi prende l’agitazione. Dopo anni di sincero impegno per acquisire maggiore consapevolezza, quelle due paroline hanno avuto un effetto dirompente. Ho riguardato gli appunti presi qualche mese fa per fissare i miei obiettivi personali/professionali. Ho almeno tre big goal da raggiungere sul lavoro e un altro paio di Everest da scalare a livello umano (ma non potevo essere monotematica, chessò alla Michael Jordan, assatanato di basket e ciao). Sono scesa nei dettagli, mi sembrava di essere stata chiara e in effetti, con la mia calligrafia scomposta, ho specificato tutto per filo e per segno, senza rendermi conto che ci stavo ancora una volta girando intorno.

Il mio desiderio ardente io so qual è, solo che non mi autorizzo a viverlo. Ci vado vicina, ma poi trovo una scusa per non arrivarci fino in fondo. Non contempla ammazzamenti, truffe e inganni, diciamocela tutta è un gran bel desiderio ardente, con tanto di corollario benifico per quel pezzetto di mondo a cui posso dare una mano, quindi non ha controindicazioni. Negli ultimi mesi mi era parso di averlo messo bene a fuoco, dai che ‘sto giro spacco, ho continuato a ripetermi in un lungo inverno che, al contrario ha rischiato di spaccare me, con una serie di grane che non sto a dire. Niente più scuse, vado dritta al punto, mi faccio la ola come i tifosi allo stadio e NIENTE. Non succede un bel cavolo di niente.

Vorrei che la vita fosse come la spettacolare biciclettata di Pasquetta: vento a favore, strada libera fiancheggiata da coloratissimi campi in fiore.

La vita di solito assomiglia più allo scenario del ritorno: sole pieno da una parte e nuvoloni carichi di pioggia e grandine dall’altra, situazioni che non puoi cambiare, devi solo imparare a gestirle. Arrivare in casa in tempo o farsi soprendere dall’acquazzone, dipende da un pizzico di fortuna, dalla capacità di leggere il contesto e reagire di conseguenza, ma soprattutto da quanto avrai allenato le gambe, giorno dopo giorno.

È la costanza a trasformare il tuo desiderio ardente in realtà. Puoi avere piani grandiosi che resteranno tali se non li visualizzi giorno dopo giorno, se non ti alleni interiormente a considerarli presenti, vivi, concreti. Detta così pare una banalità, pure facile da mettere in pratica. La mia esperienza mi dice invece quanto sia difficile credere nel proprio desiderio ardente. Ripetersi ogni giorno, questo è quello che voglio, impegnare la propria mente, il proprio animo, il proprio corpo in un workout dell’intento richiede dedizione, fiducia in se stessi, dirò di più, devozione. Il senso ultimo della preghiera trascende il significato religioso. Nel raccoglimento io non prego affinché un’entità altra da me faccia il miracolo e mi serva sul piatto d’argento ciò di cui ho bisogno. Almeno una volta al giorno cerco di rivolgere il pensiero dentro di me, perché è solo lì che il mio desiderio ardente può diventare realtà.

Cristina Manfredi
Cristina Manfredi

Sono una giornalista di moda e mi puoi leggere su Vanity Fair, Marie Claire, L'Officiel, Style Magazine del Corriere della Sera, F, Affari & Finanza di La Repubblica. Prima di entrare nel mondo del giornalismo, ho lavorato per grandi realtà del settore. La mia passione per il vintage mi ha anche portata, agli inizi degli anni 2000 a partecipare a un allora pionieristico progetto di upcycling. Sono anche docente IED - Istituto Europeo di Design dove insegno Fashion Journalism nei corsi Master.

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