È quasi domenica / Il vantaggio dell’eleganza

La capsule collection di Stefano Pilati per Zara riporta l'eleganza al centro di un confronto possibile con la moda

Ho bisogno d’amore per Dio, perché sennò sto male. È da quando ho aperto gli occhi stamattina che mi gira in testa quel pezzone di Zucchero del 1989, Overdose (d’amore) e la “colpa” è di Stefano Pilati.

L’immagine che vedete qui sopra è tratta dalla campagna di lancio della capsule collection che il designer milanese ha firmato per Zara, una serie di scatti PAZZESCHI realizzati da Steven Meisel dove la co-protagonista è un’altrettanto pazzesca Gisele Bündchen.

Lo dico subito, Pilati è uno dei miei preferiti da quando a Parigi ci siedevano tutti stipati alle sue sfilate da Yves Saint Laurent. L’idea di nuova moda maschile che aveva firmato per il progetto Zegna Couture a mio parere influenza il modo di fare un certo tipo di menswear ancora oggi. E quando ci siamo incrociati l’estate scorsa a Firenze gli sono corsa incontro come avrebbero fatto le groupies di Paul McCartney ai tempi d’oro.

Il 3 ottobre credo che saremo in tanti a varcare la soglia di Zara per comprarci almeno un suo pezzo, il che mi porta a una serie di considerazioni. Parto da un dato e cioè che Inditex, il gruppo spagnolo a cui Zara fa capo, ha chiuso il primo semestre 2024 a 18,1 miliardi di ricavi, con un + 7,2% a cambi correnti e +10,2 a valuta costante. A questo aggiungo i risultati di un report di eToro, una multinazionale di social trading e investimenti. Secondo il loro studio, dopo anni di rendimento al ribasso, nel 2024 il fast fashion (che ormai va distinto dall’ultra fast fashion dei vari Shein e Temu) ha realizzato performance migliori di quelle del lusso quotato in Borsa.

La cosa non mi stupisce se considero la stagnazione degli stipendi e la follia dell’attuale costo della vita: se non sei super ricco, fai una fatica boia oggi a comprarti la borsa top di stagione. Ergo, se vuoi un cambio look, o ti butti sul second-hand (dove i prezzi sono saliti esageratamente) o cerchi qualcosa alla tua portata. E a quel punto ti sfido a demonizzare Zara, Ovs, H&M, perché alla fine sei tu che decidi se riempirti l’armadio di cose inutili, o comprare assennatamente.

Guardo e riguardo le foto di Meisel e mi viene in mente un frammento della recente Milano Fashion Week. La sfilata di Philosophy by Lorenzo Serafini era un po’ fuori dal centro, in via Cena, a ridosso di uno dei pochi templi rimasti ai milanesi, l’Esselunga. A fine show, decido di raggiungere il Fashion Hub con il 12 e mentre lo aspetto alla fermata, il mio angelo custode, aka Marco, conoscendo la mia incapacità di saltare un pasto, mi indica una panetteria, «Così ti mangi un boccone mentre sei sul tram».

Apro la porta e dentro ci trovo un’altra che come me era uscita da Philosophy. Non ci siamo mai incrociate prima, forse è straniera, vestita da dio. Niente follie, solo un insieme di fogge e colori che la rendono straordinaria. Si vede che ci ha ragionato su come vestirsi, ci ha messo del suo, non si è fatta prestare il look da qualche ufficio stampa, se l’è costruito, proprio come ho fatto io. La signora dietro al banco ci guarda sorpresa, io osservo le nostre figure riflesse nello specchio alle sue spalle e dalla bocca mi esce: «Come siamo belle!». Né io né lei siamo giovani, magre, perfette, siamo eleganti, un’eleganza fatta di contrasti, armonie, soprattutto della consapevolezza di chi siamo, cosa ci piace e ci fa stare bene. Una volta in tram, con la mia fetta di torta salata agli spinaci tra le mani, mi è spiaciuto per tutte quelle persone sciatte, trascurate, coperte di roba messa su senza amore verso di sè.

Instagram mi perseguita con gli spot delle varie MasterClass – se avessi tempo, credo le seguirei quasi tutte – negli ultimi tempi in particolar modo con quella della super stylist Karla Welch. In uno dei reel dice: «Non è necessario avere stile per vivere una vita meravigliosa, ma l’avere stile ti dà potere. C’è potere nel come progetti la tua immagine e come ti fa sentire».

Stefano Pilati è uno dei pochissimi stilisti rimasti a coltivare un rapporto costante, irrinunciabile e al contempo estremo con l’eleganza. È uscito per scelta dal giro dei big names, vive a Berlino, dove frequenta tutta la scena underground, non se ne sta rinchiuso in un castello rinvangando i fasti di uno charme perduto. E la sua eleganza passa dall’intelligenza, dall’educazione con cui si muove nel mondo e che ha riconfermato nell’intervista che mi ha appena rilasciato, che potete leggere sul prossimo numero di L’Officiel Hommes Italia e qui in anteprima.

Nell’attesa di misurare il caban oversize che su Gisele è uno schianto e su di me spero non faccia effetto dirigibile in picchiata, sento che io ho bisogno di eleganza per Dio, perché sennò sto male, e secondo me non sono l’unica.

La collaborazione di Pilati con Zara è significativa perché riporta l’eleganza al centro di un confronto possibile con la moda, ci ricorda quando sia importante coltivarla non come sfoggio, ma come quotidiano gesto d’amore verso noi stessi. E non serve essere giornalisti di moda per cogliere la differenza tra coprirsi e vestirsi.

Cristina Manfredi
Cristina Manfredi

Sono una giornalista di moda e mi puoi leggere su Vanity Fair, Marie Claire, L'Officiel, Style Magazine del Corriere della Sera, F, Affari & Finanza di La Repubblica. Prima di entrare nel mondo del giornalismo, ho lavorato per grandi realtà del settore. La mia passione per il vintage mi ha anche portata, agli inizi degli anni 2000 a partecipare a un allora pionieristico progetto di upcycling. Sono anche docente IED - Istituto Europeo di Design dove insegno Fashion Journalism nei corsi Master.

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