È quasi domenica / #Esserci

Di come un sabato mattina come tanti ci possa ricordare che vale sempre la pena di esserci. Per sè e per gli altri

Se c’è una cosa che mi piace del sabato mattina è svegliarmi presto, fare una colazione light, leggere il Corriere in pace e alle 9:30 trovarmi a City Life con il coach e con chi è in città del nostro gruppetto di runner. Il divertimento inizia dal tragitto, a quell’ora per strada c’è poca gente e io guido in scialla con la musica a palla (rima bieca, lo so, però dai, rende!), anche se ogni volta ci sono due punti in cui mi si stringe il cuore. Quando oltrepasso la coda infinita di fronte a Pane Quotidiano, la onlus che assicura generi alimentari ai bisognosi, e quella più sparuta dei familiari in attesa di incontrare i propri cari a San Vittore, vorrei poterli abbracciare tutti, mentre ringrazio l’universo per la buona vita che ho. Oggi il coach era bello carico, l’esercizio più leggero erano i jumping jack, ma credetemi quando dico che l’allenamento del sabato è una figata, l’atmosfera a quell’ora è inimitabile. Già so che domani avrò due tronchi al posto delle gambe, pazienza. Per quell’oretta noi adulti ritorniamo bambini, ci sediamo per terra, sudiamo, ci rincorriamo, ridiamo. E come ogni seduta di gioco che si rispetti, alla fine c’è la merenda, nello specifico, il caffè e le chiacchiere prima di rituffarci ognuno nei propri impegni.

Questa mattina c’era una novità. Per tutto il weekend nella Piazza Tre Torri il Comitato Maria Letizia Verga organizza #Basketforkids un evento tenerissimo in cui ragazzi e ragazze si mettono in gioco per raccogliere fondi a favore di bimbi e adolescenti malati di leucemie infantili. Mentre maledicevo il coach per i box squat, guardavo i ragazzini tirare a canestro e lanciavo baci alla mia adorata amica Elena Schiavi senza che se ne rendesse conto. Nella vita lei guida uno studio di comunicazione che segue il Comitato, ha due figlie e un marito deliziosi (oddio lei cazzia lui quando nelle cene tra amici lui dice di non leggere MAI). Ha un team di gente fantastica, tipi per cui mettere la mano sul fuoco, e io lo so perché anche lei stamattina bazzicava City Life: voleva esserci.

Di ritorno verso casa, ho fatto una tappa nel mio vecchio quartiere per sbrigare una commissione. Risalita in auto, imbocco una rotonda e vedo un uomo anziano aggrappato a un palo e soretto da una donna. Rallento, non ce la faccio a passare oltre. Di fianco c’è una donna con un bimbo sul passeggino e solo quando mi accosto realizzo che è un’altra amica del cuore e che il signore in difficoltà è suo suocero. Li raggiungo, la coppia è a pochi passi da casa ma lui non si regge sulle gambe, abbiamo bisogno di aiuto e tutte le persone che passano di lì, si prodigano per darci una mano. Un ragazzo lo tiene in piedi finché non decidiamo che la cosa migliore a quel punto è sederlo in terra. Mentre aspettiamo l’ambulanza, una signora corre al bar vicino a prendere una sedia, un giovane uomo ci aiuta a tirarlo su e accomodarcelo sopra, poi va anche lui al bar a prendergli dell’acqua. Quando la mia amica gli allunga i soldi per il disturbo risponde senza esitazioni: «La prego, no. Se insiste mi offendo». Anche loro, volevano esserci.

Esserci. Per portare un caffè all’amica che si passerà il fine settimana tra cestisti di ogni età. Per trattare bene il proprio corpo con un po’ di workout. Per ricordarsi di quanto si è fortunati, per dare una mano a chi non ce la fa. Nel leggere che Serena Bortone è oggetto di una contestazione disciplinare da parte della Rai per aver raccontato della censura ai danni di Antonio Scurati, mi è venuto spontaneo sostenerla sul mio account Instagram con l’hashtag #esserci. Bello sforzo, le stories di una collega sconosciuta non le semplificheranno la vita. O forse sì, perchè sapere che non sei sola, fa una gran differenza nella vita.

Cristina Manfredi
Cristina Manfredi

Sono una giornalista di moda e mi puoi leggere su Vanity Fair, Marie Claire, L'Officiel, Style Magazine del Corriere della Sera, F, Affari & Finanza di La Repubblica. Prima di entrare nel mondo del giornalismo, ho lavorato per grandi realtà del settore. La mia passione per il vintage mi ha anche portata, agli inizi degli anni 2000 a partecipare a un allora pionieristico progetto di upcycling. Sono anche docente IED - Istituto Europeo di Design dove insegno Fashion Journalism nei corsi Master.

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