Rossella Jardini: vi racconto Franco Moschino

Rossella Jardini ricorda con un libro la figura visionaria di Franco Moschino nel trentennale della sua morte

Cancro ascendente Hermès. Così Franco Moschino definiva Rossella Jardini, amica, alter ego, partner in crime professionale e creativa, colei che lo ha affiancato nell’avventura della fondazione e successo della maison Moschino, la donna a cui è toccato il compito di portare avanti il brand dopo la sua morte nel 1994 e fino al 2013. Un sodalizio di quelli che hanno fatto la storia del Made in Italy e che Jardini ha voluto raccontare attraverso un libro curato dal giornalista, docente e fashion connoisseur Antonio Mancinelli.

La presentazione si svolge al Grand Hotel et de Milan dove in tanti ci siamo dati appuntamento per rendere omaggio al talento visionario di Moschino, certo. Per tributare il meritatissimo plauso a lei che con Franco aveva animato una simbiosi portentosa. Ma anche per ritrovare nelle sue parole a tratti al vetriolo (diciamo che non è stata proprio una fan di l’aveva sostituita), a tratti commoventi («Con te ho scoperto che la passione per un certo tipo di lavoro può diventare il significato di una vita») il motore mai immobile che ha fatto innamorare perdutamente della moda molti di noi.

Sfrontata e timida al contempo, Jardini ricorda le risate, gli alterchi, gli innumerevoli punti di incontro tra i messaggi che Moschino voleva lanciare e la sua capacità di tradurli in prodotto, divertente, anarchico, ma sempre chic da morire. «Franco ed io siamo sempre stati ironici e mai comici», spiega prima di raccontare della volta in cui, senza dir niente al management, decisero insieme di far sfilare le modelle a carponi. O del momento più triste, quello dell’addio e della telefonata fatta da una cabina telefonica per annunciare la morte di Franco a suo fratello Angelo. «Le sue ultime parole sono state: «Rossella prendi in mano l’azienda, fai tanti soldi e usali per fare del bene agli altri», cosa che lei puntualmente ha fatto.

Il libro varrebbe la pena comprarlo anche solo per la fantastica copertina in stoffa a motivo jacquard che il tessutaio Giorgio Sovrano ha realizzato per l’occasione e poi donato a Jardini. Leggerlo è importante, perché restituisce la portata del gesto artistico combinato a un prodotto impeccabile, due aspetti imprescindibili del fare moda secondo Moschino e non sempre presenti nell’attuale fashion internazionale. Una testimonianza raccolta per risvegliare l’urgenza di rapportarsi alla moda sparigliando le carte, oltrepassando i limiti per la necessità di costruire un significato autentico. E per far scoprire tutto questo alle nuove generazioni «Nel mio ruolo di docente universitario, vedo che molti ragazzi vedono Moschino come un marchio», spiega Mancinelli, «ora potranno capire chi era Franco».

Cristina Manfredi
Cristina Manfredi

Sono una giornalista di moda e mi puoi leggere su Vanity Fair, Marie Claire, L'Officiel, Style Magazine del Corriere della Sera, F, Affari & Finanza di La Repubblica. Prima di entrare nel mondo del giornalismo, ho lavorato per grandi realtà del settore. La mia passione per il vintage mi ha anche portata, agli inizi degli anni 2000 a partecipare a un allora pionieristico progetto di upcycling. Sono anche docente IED - Istituto Europeo di Design dove insegno Fashion Journalism nei corsi Master.

Articoli: 22

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Questo contenuto è protetto. © Copyright 2023 Cristina Manfredi - CristinaManfredi.com. All rights reserved.