Cori Amenta ci mette la testa

La creativa, stylist e DJ Cori Amenta presenta una capsule collection di teste in ceramica con il suo volto che sensibilizzano su tematiche Lgbtqia+

Si chiama Cori Amenta, è una cara amica, ma non scrivereri di lei se non pensassi che ha una bella storia da raccontare. Durante l’appena conclusa edizione 2023 di Homi, l’evento milananese che raduna il mondo degli oggetti per la casa e l’abitare, Cori ha presentato la sua collezione di teste di moro realizzate da Verus.

La tradizione tutta siciliana di produrre splendide teste in ceramica – ispirate alla leggenda del soldato arabo giunto a Palermo intorno all’anno mille e decapitato dalla giovane siciliana di cui si era innamorato, dopo che le aveva confessato di dover tornare in patria dove aveva già moglie e figli – è florida soprattutto a Caltagirone. Lì, Verus è tra le realtà più riconosciute di chi porta avanti l’heritage delle teste di moro fatte a mano che, sempre secondo la leggenda, i vicini di casa della giovane avrebbero iniziato a desiderare per le proprie case dopo aver visto quella (vera!) che la donna aveva trasformato in vaso, piantandoci dentro del basilico rigoglioso.

Fin qui tutto bene, l’alto artigianato è un patrimonio dell’Italia che si distingue in tutto il mondo. Ciò che le teste in questione rappresentano va però al di là del saper fare di pregio per diversi motivi. Cori è una persona che a un certo punto della sua vita ha scelto l’identità trans perché era quella in cui appieno si riconosceva. Io, che la frequento da tempo, ho assistito alla sua trasformazione, ne ho ammirato il coraggio e ho gioito nel vederla felice e realizzata. Siciliana anche lei, ha affrontato la paura, per fortuna smentita dai fatti, di essere rifiutata dalla famiglia; il peso di impegnative cure ormonali; la fatica di combattere stereotipi e pregiudizi. In inglese c’è una definizione che adoro, “larger than life” a cui si può attribuire un’accezione più o meno positiva, passando da “incredibile”, “spettacolare”, “straordinario” a “esagerato”, “eccessivo”, “appariscente”. Ecco, Cori è larger than life, più grande della vita, sempre meravigliosamente fuori dal comune, traboccante di vitalità. Una che sa trasformare le batoste in creatività, com’è successo con le sue teste.

Cori è larger than life, più grande della vita, sempre meravigliosamente fuori dal comune, traboccante di vitalità

È l’ottobre del 2020, lei si trova in aeroporto a Catania dove alcuni addetti ai controlli del metal detector la apostrofano con appellativi omotransfobici. In particolare, pensando che lei non conosca lo slang del dialetto siciliano, usano termini come “puppo”, ovvero polipo, che in catanese viene usato nella stessa accezione di “frocio”, urlati davanti ai viaggiatori basiti. Cori, sebbene umiliata, reagisce chiedendo aiuto ad altro personale in servizio, ma anziché essere rassicurata e protetta, viene ulteriormente intimidita. Sale a bordo comprensibilmente scossa e sul taccuino che porta sempre con sè, inizia a disegnare il suo volto con dei tentacoli di polipo al posto dei capelli.

Da lì prende corpo l’idea di realizzare delle teste che abbiano la sua faccia e che racchiudano la sua essenza e valori. «A differenza della tradizione, le mie teste non viaggiano in coppia perché da sole rappresentano le istanze di maschile e femminile che albergano in me», spiega Amenta. «In più le ho arricchite con l’arcobaleno simbolo della comunità Lgbtqia+ per ribadire il nostro diritto al rispetto».
Ogni testa è un pezzo a sé, perché la lavorazione tutta manuale fa si che in una produzione non ci sano mai due oggetti identici. Personalmente le trovo di una bellezza magnetica, che mi fa indugiare a lungo sulla ricchezza dei dettagli e non posso che sostenere appieno il messaggio anti- omotrasfobia. Una cosa più di tutto, però mi affascina ed è la capacità di trasformare l’offesa e lo sgomento in creatività.

ll vero talento di Cori è proprio quello, sa ribaltare le situazioni. Vede opportunità e luce, dove altri si lascerebbero sopraffare dalla rabbia o dal dolore.

Cristina Manfredi
Cristina Manfredi

Sono una giornalista di moda e mi puoi leggere su Vanity Fair, Marie Claire, L'Officiel, Style Magazine del Corriere della Sera, F, Affari & Finanza di La Repubblica. Prima di entrare nel mondo del giornalismo, ho lavorato per grandi realtà del settore. La mia passione per il vintage mi ha anche portata, agli inizi degli anni 2000 a partecipare a un allora pionieristico progetto di upcycling. Sono anche docente IED - Istituto Europeo di Design dove insegno Fashion Journalism nei corsi Master.

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